Nascita del jazz: un genere musicale moderno dalle origini antiche

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Nascita del jazz

La nascita del jazz avvenne negli Stati Uniti agli inizi del Novecento, sviluppandosi nelle comunità afroamericane del Sud per poi diffondersi rapidamente nelle grandi città del Paese. Proprio dagli USA partì la sua diffusione globale, che lo rese tra i generi musicali moderni di maggior successo planetario.

 

Il jazz ebbe sin dalle origini una forte valenza culturale e identitaria. Nato dall’incontro tra le radici musicali africane degli schiavi e i nuovi linguaggi urbani americani, espresse l’esperienza della black culture nel nuovo continente. I suoi padri fondatori, come Louis Armstrong e Duke Ellington, divennero vere icone e bandiere dell’orgoglio afroamericano. Il jazz divenne uno dei primi veri generi musicali compositi ed inclusivi, capace di accogliere elementi di diverse tradizioni e comunità. Veicolava inoltre messaggi di aggregazione sociale e integrazione razziale.

 

Grazie anche ai tour USA che permettono di ricostruirne la storia nei luoghi chiave, il jazz ha dimostrato quanto abbia contribuito a plasmare l’anima culturale degli Stati Uniti del Novecento, affermandosi come patrimonio artistico e identitario. Ancora oggi rappresenta un simbolo di libertà ed emancipazione sociale.

 

Nascita del jazz: dalla musica degli schiavi afroamericani al Dixieland

Le radici del jazz affondano nella tradizione musicale di origine africana trapiantata nel Sud degli Stati Uniti dagli schiavi di origine subsahariana a partire dal XVII secolo. I canti di lavoro e gli spirituals, eseguiti generalmente a cappella, erano caratterizzati da una poliritmia complessa e improvvisazione.

 

Nel tardo Ottocento a New Orleans questi elementi si fusero con la musica popolare europea, dando vita allo stile noto come Dixieland, una delle prime forme codificate di jazz. I virtuosismi strumentali e le sezioni di gruppo contraddistinguevano formazioni come la Originals Dixieland Jass Band, con strumentazione arcaica come il trombone a coulisse e il clarinetto.

 

A dispetto del pregiudizio razziale, quel fermento culturale rese la città una vera e propria foundry del jazz, grazie a locali come il Storyville District. Il sound collettivo e l’improvvisazione ridefinirono i canoni musicali, in quella che può essere considerata la prima epoca genuina del genere.

 

Lo stretto legame con la cultura orale africana conferiva a questa musica un forte significato comunitario. I testi degli spirituals, spesso enigmatici, veicolavano in molti casi messaggi di protesta e speranza. A New Orleans confluirono talenti da tutto il Sud, dando vita a un melting pot unico, in cui afroamericani ed europei suonavano fianco a fianco nei primi jam session informali.

 

Il termine stesso “jass” con cui è definito questo stile deriva dal linguaggio di strada di New Orleans e indicava in origine semplicemente l’atto del divertirsi. Quello che sarebbe diventato il jazz traeva così le sue radici nel desiderio di aggregazione e condivisione.

 

La nascita del jazz: l’affermazione dei grandi ensemble e dei solisti negli anni ’10 e ’20

Negli anni dieci del Novecento il jazz conobbe una prima diffusione anche al di fuori di New Orleans, approdando a Chicago e soprattutto a New York. In questi anni si affermarono grandi orchestre di qualità, tra cui la Fletcher Henderson Orchestra e soprattutto la Paul Whiteman Orchestra, la più popolare band americana dell’epoca, grazie ad arrangiamenti più complessi che valorizzavano anche i solisti.

 

Proprio nel decennio successivo fiorirono talenti che avrebbero rivoluzionato il linguaggio jazzistico. Louis Armstrong con la sua tecnica vocale sviluppò uno stile definito come Hot, mentre a Chicago Duke Ellington dirigeva la sua big band con perfette alchimie timbriche. A Kansas City nacquero i primi jazz club, il Bennie Moten Orchestra dominava la scena con il suo swing contagioso.

 

Anche il periodo del proibizionismo favorì la nascita di numerosi speakeasy in cui il pubblico poteva godere delle performance dal vivo dei giganti del jazz, che cominciavano ad acquisire lo status di vere e proprie star, divenendo simbolo di libertà e modernità. A New York fiorirono in particolare i quartieri di Harlem e del Greenwich Village, centri di irradiazione del nuovo sound jazzistico anche verso l’Europa e oltre oceano.

 

Louis Armstrong rivoluzionò l’interpretazione e la tecnica solistica dello strumento, grazie a un fraseggio rapido, cromatico e ricco di varietà ritmiche. I locali underground dei ghetti urbani, come il leggendario Cotton Club di Harlem, permisero al pubblico di colore di assistere dal vivo alle esibizioni delle nuove star afroamericane del jazz, sdoganandone infine il successo anche tra il pubblico bianco.