Le tappe dello sviluppo linguistico

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gni bambino sviluppa la capacità di comunicare attraverso in linguaggio in modo progressivo e graduale. Tempi e modalità non sono sempre gli stessi ed è per questo che spesso i genitori sembrano preoccuparsi quando il bambino ancora non parla, mentre invece i suoi coetanei lo fanno.

Per capire meglio come funziona lo sviluppo linguistico di un bambino, cerchiamo quindi di ripercorrere le varie tappe, in modo da individuare eventuali problematiche che potrebbero richiedere l’intervento di un logopedista.

Come funziona lo sviluppo linguistico di un bambino

Imparare a comunicare e parlare, per i bambini è un processo naturale e non occorre che genitori o insegnanti mettano in campo un insegnamento specifico. Di certo ci sono alcune attività che favoriscono lo sviluppo linguistico e sono utili per prevenire un ritardo del linguaggio, ma non sono indispensabili.

Questo processo di apprendimento naturale comincia già nei primi mesi di vita del bambino, che attraverso il pianto, le smorfie, i sorrisi e i vocalizzi, inizia ad acquisire delle importanti competenze.

La comunicazione diventa intenzionale solo a partire dai 9 mesi di vita. È in questa fase che il bambino attraverso vocalizzi e gesti comunica con le altre persone per raggiungere uno scopo ben preciso.

Questa competenza si affina ancora di più al compimento del primo anno di vita. Sempre più spesso il bimbo mostra un oggetto ai genitori e fa delle richieste, facendosi capire con dei gesti comunicativi.

A questa età in genere compaiono anche le prime parole semplici, come ciao e nanna, che il piccolo inizia a contestualizzare. I gesti assumono un valore comunicativo molto marcato per interagire con chi gli sta attorno.

Nella fase compresa tra i 18 e i 24 mesi il vocabolario del bambino cresce, infatti ripete nuove parole apprese ascoltando i genitori e le altre persone che trascorrono del tempo con lui. A 24 mesi compaiono le prime frasi, quando il piccolo nomina persone ed oggetti che sono presenti nel contesto.

Tra i 36 e i 48 mesi in genere il bambino ha acquisito tutti i suoni del linguaggio e le frasi diventano finalmente più lunghe e complete.

Come riconoscere un ritardo del linguaggio

Conoscere le varie tappe dello sviluppo linguistico può essere utile per farsi un’idea di come e quando il linguaggio del bambino farà dei progressi, ma le variabili in gioco sono tante e ogni bambino è diverso dall’altro.

Se lo sviluppo linguistico del bambino non rispetta le tappe che abbiamo ripercorso, non è detto che si tratti di un ritardo del linguaggio. Il bimbo potrebbe solo essere un po’ pigro o, come alcuni logopedisti dicono, un “parlatore tardivo”.

Cosa fare allora per eliminare ogni dubbio? Il genitore può fare le prime valutazioni già a partire dai 24 mesi, quando il bambino dovrebbe essere in grado di dire 50 parole e formare delle frasi dall’associazione di due o tre parole. In questa fase il linguaggio dovrebbe essere già comprensibile, in relazione alle difficoltà proprie dell’età.

Quando da queste valutazioni emerge che il bambino non ha ancora raggiunto queste competenze, è il caso di chiedere il parere di un foniatra e di un logopedista. Il pediatra di certo saprà consigliare alla famiglia il professionista più adatto.

Come favorire lo sviluppo linguistico di un bambino

Durante l’iter diagnostico, i genitori possono adottare una serie di comportamenti in grado di stimolare lo sviluppo linguistico del bambino. Prima di cominciare, è bene tenere a mente che i bambini imparano soprattutto per imitazione, quindi non serve improvvisarsi insegnanti o terapisti.

Attraverso il gioco che stimola il linguaggio, il piccolo si impegnerà a mettere in campo le competenze linguistiche apprese e al tempo stesso apprenderne di nuove. Alcuni accorgimenti di certo possono aiutare in questo processo:

  • È bene favorire la comunicazione faccia a faccia e parlare al bambino guardandolo negli occhi;
  • I genitori dovrebbero parlare lentamente, anche se non è necessario scandire la parole;
  • È buona abitudine insegnare al piccolo a rispettare i turni della comunicazione, favorendo così non solo la capacità di parlare ma anche l’ascolto;
  • Se un bimbo ha difficoltà a comunicare un concetto o un’intenzione, è possibile aiutarlo ad esprimerla a parole;
  • Bisognerebbe evitare di terminare le parole e le frasi al posto del bambino.

È un processo che richiede impegno e pazienza, ma alla fine dà i suoi frutti. Se le difficoltà persistono, un bravo logopedista aiuterà a risolvere il problema in modo efficace e duraturo.