Cos’è (e cosa non è) la psicoterapia scientifica

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psicoterapia

La psicoterapia in Italia non ha mai raggiunto una maturità come in altri stati. Ad esempio, in Inghilterra dove dopo la crisi economica del 2007 la sanità pubblica ha iniziato a investire solamente in trattamenti psicologici di provata efficacia (evidence based therapies – terapia basate sull’ evidenza). Oppure come negli Stati Uniti d’America, dove le assicurazioni provate rimborsano solo le psicoterapie che si siano dimostrate efficaci per quel problema specifico (continua su Psicoterapia Scientifica, il portale italiano dedicato a questi tipologia di psicoterapia).

In che cosa consiste però una psicoterapia? Che cosa fa uno psicoterapeuta? Proviamo a vedere le domande più comuni su questo tema.

Cosa fa uno psicoterapeuta?

Uno psicoterapeuta è uno psicologo specializzato in psicoterapia. Questo significa che dopo la laurea e l’iscrizione all’albo degli psicologi ha continuato la formazione per altri quattro anni. Insomma c’è la differenza che trovi tra il medico specialista e il medico di base.

Solitamente uno psicoterapeuta parte con una valutazione iniziale del problema di stampo diagnostico. Dopo propone un intervento specifico al paziente. Questo modo di lavorare differisce dalle vecchie scuole di pensiero in psicoterapia in cui non solo non c’era una parte di valutazione del problema ma non vi erano trattamenti individualizzati pensati sulle caratteristiche del problema e della persona.

Un percorso psicoterapeutico cognitivo e comportamentale è di breve durata rispetto alle terapia classiche. Solitamente per la maggior parte dei problemi si vedono grossi miglioramenti dopo dieci sedute. Ovviamente se parliamo di disturbi clinici importanti che non sono stati affrontati per 30 anni, il trattamento diventa più complesso.

Infatti è molto più semplice iniziare un trattamento per una qualche forma di disagio o dei problemi legati ad ansia, attacchi di panico o depressione quando si presentano o dopo pochi anni dal loro inizio. Molti pazienti purtroppo chiedono aiuto dopo una vita intera che combattono con questi problemi che sono oramai diventati più cronici e difficili da aggredire.

La seduta psicoterapeutica solitamente inizia con una discussione o pianificazione di quello che si farà quel giorno. A volte si riprende il lavoro dell’ultima seduta. Solitamente si inizia con la revisione di alcuni esercizi, diari o, comunque ‘compiti’ che il paziente ha provato a fare dall’ ultimo incontro col clinico.

La psicoterapia funziona?

Dipende. Diciamo che la psicoterapia in Italia non è regolamentata come la medicina. Se ti rivolgi a un medico quello è legalmente obbligato a seguire delle linee guida che gli dicono quali tipi di terapia utilizzare in base alla malattia. In psicologia, almeno in Italia, ognuno può fare ciò che vuole. Quindi diventa non tanto un problema della psicoterapia in sé, ma di come viene applicata.

La ricerca scientifica ha dimostrato che ci sono interventi psicologici efficaci o molto efficaci per la maggior parte dei problemi. Come, ad esempio, ansia, panico, agorafobia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, fobie specifiche, fobia sociale, disturbo post traumatico da stress, ecc. Ovviamente si tratta di psicoterapia sviluppate apposta per quei problemi. Se ci si rivolge a terapeuti che trattano ogni problema allo stesso modo si può faticare a vedere dei risultati.

Quanti tipi di psicoterapia ci sono?

Ci sono molti tipi di psicoterapia. Se ne contano più di 200 tipi volendo includerle tutte. Solitamente però si dividono in tre gruppi:

  1. Psicoterapie psicoanalitiche: includono le terapie classiche di stampo freudiano e di autori successivi. Hanno uno stampo interpretativo, sono lontane dalla ricerca in psicologia e tendono a essere di lunga durata. Sono le più usate in Italia come in Francia e Argentina.
  2. Psicoterapie cognitive e comportamentali: rappresentano quelle più utilizzate in Inghilterra, nord Europa e negli Stati Uniti. Sono vicine alla ricerca di base in psicologia e hanno sviluppato modelli specifici per i diversi disturbi nonché terapie specifiche per i vari problemi. Per la maggior parte dei problemi rappresentano l’approccio più efficace secondo la ricerca scientifica internazionale.
  3. Psicoterapie della cosiddetta ‘terza forza’: qui si inseriscono solitamente tutti gli orientamenti che non sono inclusi nei primi due. In particolare le psicoterapie di stampo umanistico, che rifiutano le diagnosi e si occupano di mobilitare le risorse che le persone già possiedono.

Come funziona la psicoterapia cognitiva e comportamentale?

Questo tipo di psicoterapia parte da uno studio della persona e dei suoi problemi. Oltre al colloquio vengono utilizzati di routine dei test psicologici. Dopo aver definito il problema il clinico offre la possibilità di un intervento definendo con quali tecniche specifiche intervenire e perché.

Solitamente si parte fissando degli obiettivi concreti e familiarizzando il paziente con i meccanismi che provocano i suoi problemi. Gli si insegnano tecniche, ad esempio, per gestire emozioni negative, migliorare l’umore o imparare a gestire gli altri in maniere non aggressiva ma che gli permetta di farsi valere. Facendo tenere dei diari al paziente gli si insegna a cogliere alcuni pensieri automatici e inconsapevoli che fa e lo fanno stare male. Un po’ per volta si iniziano a mettere in discussione e modificare queste interpretazioni. Si possono utilizzare anche delle tecniche per modificare il comportamento.

Quando andare dallo psicologo?

Andare dallo psicologo aiuta in molti casi differenti ma non è facile capire quando rivolgersi a un professionista. Una regola può essere quella di chiedere un consulto – e non un trattamento – quando si ha il dubbio se andare. Se invece ti accorgi che stai iniziando ad avere difficoltà a gestire una o più parti della tua vita (ad es., lavoro, vita di coppia o famiglia, ecc.) è il caso di chiedere aiuto.